Il SS. Crocifisso di Montelepre
(Note
storico-artistiche-religiose)
Montelepre, ridente cittadina di circa sei mila abitanti, situata
a pochi chilometri da Palermo, capoluogo della Sicilia, possiede
numerosi monumenti civili e religiosi di notevole valore storico
ed artistico.
La
Chiesa Madre, costruita agli inizi del XVII° secolo, dedicata alla
Madonna del Rosario è il cuore religioso del paese, ed è diventata
parrocchia nel 1751. L’edificio sacro ha tre navate ed è retto da
sei colonne monolitiche e da archi romanici che sostengono la
volta centrale, adornata da pitture raffiguranti i misteri
gaudiosi, dolorosi e gloriosi del Rosario.
Nel
presbiterio sopra l’altare maggiore di marmo pregiato, si conserva
un gioiello di inestimabile valore la miracolosa effigie del SS.
Crocifisso che poggia su una croce lignea in noce, rivestita con
fasce di pietra agata.
Dinanzi
a questa stupenda opera nasce spontaneo fermarsi per contemplare,
riflettere, pregare.
Un
grande santo del XVIII° secolo, Paolo della Croce ha detto: “Il
Crocifisso è Amore e conquista il mondo. È l’abbraccio che arriva
dappertutto e stringe ed amalgama gli uomini in una sola
famiglia….è l’invenzione più stupenda dell’amore di Dio”.

Celebrazione Liturgica
A
Montelepre sin dal 1688 la festa si celebrava il 3 Maggio, a
ricordo del prodigioso ritrovamento della santa croce, avvenuta a
Gerusalemme, come in diversi paesi della Sicilia quali Bisacquino,
Monreale, Baucina, Castronovo, Cerda, Ciminna, Geraci Siculo.
Mentre a Roma si dava importanza alla festa della “exaltatio
crucis” fissata al 14 settembre.
La
trasposizione della festa dal 3 maggio alla quarta domenica dello
stesso mese fu autorizzata con ministeriale del 14 maggio 1835 e
con approvazione dell’Ordinario Diocesano di Monreale, Mons.
Domenico Benedetto Balsamo (1816-1844), giusta nota n°132 del
maggio dello stesso anno.
Dagli
inizi degli anni ’60, sotto l’arciprete Don Natale Ferrara
(1928-1973) e Mons. Corrado Mingo (1961-1978) Arcivescovo di
Monreale la festa del SS. Crocifisso si celebra l’ultima domenica
di giugno.

Alcuni
sostengono che la prima festa a Montelepre, abbia avuto luogo,
nella prima metà del Settecento.
Il
Simulacro viene descritto come “stupendissimo e prodigiosissimo,
di grande rilievo”. Sono ignote le origini e la provenienza.
Diverse
sono le tradizioni orali legate al suo rinvenimento ed al suo
arrivo in paese.
Ø
La
prima narra che “il Simulacro in avorio, giunto a Palermo su
una barca da paesi lontani, fosse passato in mano a persone di
Montelepre, le quali si preoccuparono di portarlo in paese.
Opera
di un monaco che nel modellare il volto del Cristo, pregò Dio che
lo aiutasse.... l’indomani il volto era modellato, tanto da
diventare prodigioso”.
Ø
La
seconda tradizione parla di un uomo che lo ha consegnato nel
1751 all’arciprete del paese Don Antonino Di Lorenzo e poi al
Superiore della Compagnia del SS. Sacramento e del Viatico. L’anno
successivo prima mietitura del frumento fu portato in processione.
Ø
La
terza tradizione la più comune narra che il Simulacro sia
stato trovato in un vasto terreno tra Montelepre e Carini, ad
opera di due contadini, mentre dissodavano i loro campi. Per
dirimere la questione dell’appartenenza il Crocifisso venne posto
su di un carro trainato da due buoi.... che si diressero alla
volta di Montelepre.

Giuseppe Pitrè nella sua opera “Feste Patronali in Sicilia”
così dice:
“Molti
sono i paesi nei quali il Crocifisso è venerato come patrono: e
forse, studiandone con un pò d’attenzione le usanze, si
riconoscerà la somiglianza loro. Nella chiesa maggiore di
Montelepre è un Crocifisso, a cui i Montelepresi hanno una
singolare devozione, e basta dire che per esso passarono in
seconda linea quella che aveano secolare per
la
Madonna del Rosario, ed al patronato di Maria sostituirono senza
tanti complimenti quello del Crocifisso. E sapete voi perché?
Perchè questo Crocifisso proveniva da paesi lontani (si trova
compreso, dicono, nella espropria di arredi fatta ad un
ricchissimo Signore di oltremonti), e giunto sopra barca a Palermo
e passata in mano a persone di Montelepre, queste ebbero cura di
portarlo in paese e di esporlo alla venerazione dei fedeli.
Aggiungi che cercando dall’autore si venne a sapere (e qui la
leggenda fa il suo gran giuoco) che esso fu un monaco santo, il
quale vistosi impossibilitato ad eseguire una testa conforme ai
suoi desideri, si rimise alla Provvidenza pregandola perchè
volesse aiutarlo nella suprema opera. Una mattina, levatosi
appena, ebbe la consolante sorpresa di veder compiuto il lavoro,
con una testa bellissima, che pare la miglior parte di tutto il
corpo. La mano soprannaturale si vede chiara, e però non poteva il
simulacro non esser prodigioso. Dicono, infatti, che nel trasporto
di esso da Palermo a Montelepre, a poca distanza dall’abitato,
improvvisamente e spontaneamente si accendessero le candele già
pronte per suo ingresso trionfale. Tutti sono profondamente devoti
a questo Crocifisso; ma tra tutti, i marinai specialmente; i quali
nelle burrasche e quando l’infuriare dei venti minaccia le loro
barche, gli si raccomandano con viva fede.
Non
ripeto le solite pratiche solenni per la processione. Solo dirò
che fino a pochi anni sono, di prima ora si menava in giro il
palio, un drappo di seta di forma rettangolare, al quale erano
attaccati non so quanti campanelli d’argento. Lo reggevano ai
quattro angoli altrettante persone, che lanciavano addosso agli
spettatori dei confetti. Al giunger che facevano in chiesa, uno a
ciò designato, salito sul pulpito declamava non so che poesia,
nella quale dopo decantata la potenza di Gesù Crocifisso lo
supplicava, come patrono, di benedire l’annata.
Questo
palio ci fa subito ricordare del presente di altri paesi della
Sicilia; come la poesia, il costume, ora smesso, della festa di
Carini , e la leggenda del Crocifisso, un motivo molto diffuso nel
leggendario dei santi patroni.
La
festa ricorre l’ultima Domenica di Maggio, ma incomincia due
giorni prima”.

Chiesa
Madre di Montelepre (parata a festa)
Preghiera a Gesù Crocifisso
Eccomi,
o mio amato e buon Gesù, che, alla tua santissima presenza, ti
prego con il fervore più vivo di imprimere nel mio cuore
sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei
peccati e il proponimento di non offenderti. Con tutto l’amore e
la compassione del mio cuore contemplo le tue cinque piaghe,
cominciando da ciò che disse dite il santo profeta Davide:
“Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte
le mie ossa”.
Amen.
Preghiere in lingua siciliana
Chianci,
chianci, piccaturi
Ca
muriu lu Ridinturi
Rit.
Chianci e grira accussì forti
ca pi
nui, patiu la morti
1.
Santissimu Crucifissu,
a vui
riccurru spissu.
Avvucatu pressu Diu,
prutitturi amatu miu.
2. A
nui tutti prisirvati,
a nui
tutti libirati,
di
fami, peste e guerra
e
trimuri di la terra.
3.
Siti sempri nostru scutu
prutitturi e nostru aiutu.
Santissimu Crucifissu
cu Vui
mi cunfiru spissu
cu Vui
confiru e speru
a
grazia aspittannu ri lu celu
Santissimu Ecce Homu
quant’è
beddu lu Vostru nnomu;
quant’è
granni a Vostra putenza
mannatimi a ddivina provvidenza.
Cincu
chiai e cincu rosi,
lu
Signori accussì vosi,
e si
misi in agonia,
pi
sarvari l’arma mia.
Dumannamuli ca l’havemu,
tutti
li grazie chi vulemu
Santissumu Crucifissu,
li
Vostri grazie su’ spissu;
sta
iurnata nun havi a scurari,
ca sta
grazia n’aviti a fari.

La Vara
del SS. Crocifisso
La Vara
del SS. Crocifisso è composta da un piedistallo su cui poggiano
quattro colonne centrali di sostegno affiancate da otto colonnine,
due per lato, sormontate da una decorazione scolpita nel legno di
tipo corinzia e tutte insieme reggono la cupola alla cui sommità è
posta una croce in legno dorata. Al centro sotto la cupola viene
posto il Simulacro del Crocifisso e, ai piedi, tre per lato
siedono i bambini.
La Vara
del SS. Crocifisso poggia, durante le varie soste nella
processione su sostegni di legno detti “vanchi”.
Sin
dagli inizi e fino alla fine degli anni ’60
la Vara
veniva “portata a spalla” da circa 50 uomini, per lo più
contadini, i quali vestivano pantaloni scuri; camicia bianca;
sciarpa rossa legata alla vita ed in testa portavano un fazzoletto
bianco legato alla nuca. Anticamente la Vara del SS. Crocifisso,
durante la processione, era seguita oltre dai fedeli e dalla Banda
Musicale, anche dai contadini con gli animali, muli e cavalli
addobbati con nastri rossi al collo, sulla criniera e sulla coda,
in segno di ringraziamento.
Agli
inizi degli anni ’70 però la tradizione di portare a spalla
la Vara
è stata interrotta e fino al 1993 è stata portata lungo il
percorso professionale su di un carrello a motore.
Il 3
luglio del 1994 per iniziativa dei Sigg. Giuseppe Cucchiara,
Giovanni Gaglio e Filippo Giostra, con il consenso dell’Arciprete
di Montelepre, Don Gaspare Randazzo, la tradizione della Vara del
SS. Crocifisso “portata a spalla” è stata ripresa, rispondendo a
questo devoto richiamo ben 88 uomini i quali hanno indossato il
nuovo scapolare formato da una casacca rossa legata ai fianchi e
sul petto un medaglione con il Cristo in rilievo. Si è così
ricostituito il Comitato Vara del SS. Crocifisso ricucendo
l’interruzione durata 25 anni. Nell’agosto del ’94 constatate le
condizioni strutturali della Vara pessime, si è proceduto ad un
suo totale rifacimento. I monteleprini e anche quelli emigrati
hanno risposto in modo encomiabile. Il 1° luglio è stata portata
in Piazza Ventimiglia la nuova Vara, uguale alla precedente
ma più arricchita nei decori, nei disegni interni ed in tutte le
sue componenti. Con apposita liturgia, alla presenza di tantissimi
cittadini, delle Autorità, del Comitato Vara, dell’Arciprete Don
G. Randazzo e degli altri sacerdoti Mons. Francesco Sparacio,
Vicario generale della Diocesi di Monreale ha benedetto la nuova
opera dono di tutti i Monteleprini al loro patrono: il SS.
Crocifisso. L’opera per la parte strutturale è stata eseguita dal
falegname ebanista Vincenzo Sapienza con l’aiuto di alcuni
falegnami di Montelepre.
Per la
parte artistica, decorazioni, colori, intagli e forme
la Vara
è stata rifinita dal Maestro d’arte Stefano Chiaramente.
Per
dare continuità alla tradizione della Vara “portata a spalla” il
Comitato si è trasformato in Congregazione, riconosciuta ed
approvata il 23 febbraio 1996 dall’Ordinario Diocesano di Monreale
Mons. Salvatore Cassisa.
Durante
la celebrazione dei Vespri della Festa del Crocifisso dello stesso
anno Don Gaspare Randazzo a benedetto il nuovo stendardo e da
allora, fino ad oggi,
la
Congregazione
ha continuato a rappresentare in seno alla Comunità Ecclesiale di
Montelepre una presenza attiva e coesa, fortemente devota,
annoverando ben 130 iscritti. Le insegne dei
“congregati” e portatori della Vara sono: una casacca rossa legata
ai fianchi da cordelline e sul petto un medaglione con il Cristo
in rilievo e sul capo il fazzoletto bianco legato alla nuca.
La
nuova Vara del SS. Crocifisso pesa circa
1800 Kg
e gli uomini sono disposti ad una turnazione lungo il percorso
processionale
Bibliografia
AA.VV. Montelepre ieri e oggi - 1989
pp. 34-36 e 64-65
Renzo Tinervia Evoluzione Storica di Montelepre
1995 pp. 51-53
G. Schirò Proteggerò questa città - Monreale 1988
pp. 12-16 e 35-37