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Arcidiocesi di Monreale
380° Anniversario della Chiesa
di Santa Rosalia in Montelepre (Pa)
1625- 2005
SANTA ROSALIA
Fede, Culto e Tradizioni
Santa Rosalia Vergine Eremita
“I Santi lodano
Dio e ci ottengono la sua benedizione”
(Beato
Giovanni XXIII, Papa)
I Santi non sono esseri
privilegiati, diversi da noi, ma uomini e donne, orientati e
trasformati dall’incontro con Dio e da noi guardati con meraviglia.
Essi in forza del Battesimo
ricevuto hanno fatto della loro vita una lode, una benedizione, una
risposta all’amore di Dio.
I santi hanno vissuto le
Beatitudini, alla scuola del Vangelo hanno imparato ad amare Dio e i
fratelli.
Santa
Rosalia ne è un fulgido esempio.
Lo Spirito Santo in questo
Terzo Millennio susciti nuovi santi, testimoni della grande
tenerezza e misericordia di Dio.
Questo libretto vuole essere
un sussidio nelle mani dei devoti di Santa Rosalia, i quali pregano
seguendo gli insegnamenti della Chiesa ed in particolare del
Concilio Vaticano II (1962-1965).
Certamente la preghiera
liturgica è il fondamento ed il modello di tutta la pietà cristiana,
ma la vita spirituale non si esaurisce nella Liturgia, ma si
completa con l’ascolto ed il confronto con le Sacre Scritture.
I cittadini di Palermo, gli
abitanti della Sicilia, e molti emigrati sparsi nelle varie parti
del mondo nutrono nei confronti di Santa Rosalia una viva e speciale
devozione.
Anche il poeta tedesco
Woelfang Goethe che visitò la grotta del Monte Pellegrino nel mese
di aprile del 1787, rimase incantato nel contemplare la scultura
posta sotto l’altare rappresentante la santa e scrisse così:
“Attraverso
le aperture di un gran cancello di ottone a fogliami vidi sotto
l’altar luccicar delle lampade; m’inginocchiai proprio accosto e
guardai per gli spiragli. Dentro c’era ancora una graticola fatta di
fili di ottone intrecciati fra di loro, il che l’oggetto quivi
racchiuso appariva come attraverso ad un velo.
Al chiarore
di alcune quiete lampade mi apparii una bellissima fanciulla.
Giaceva come rapita in una specie di estasi.
Col capo
mollemente reclinato nella mano destra addosso numerosi anelli. Non
potevo saziarmi di contemplare quella figura da cui mi pareva
emanasse un fascino del tutto singolare la veste fatta di lamina
dorata, simulava alla perfezione un ricco broccato d’oro.
La testa e
le mani di marmo bianco erano, dirò di uno stile eccellente, ma pure
lavorate così al naturale e con tal garbo da credere che ella
dovesse respirare e stesse per muoversi.
Le stava
accanto un angioletto che sembrava ventilarla con uno stelo di
giglio … Un gran silenzio regnava in questo luogo deserto che ora
pareva restituirlo alla morte, gran lindura era in questa grotta
selvaggia… io non potei staccarmi che a fatica da questo luogo e
ritornai a Palermo solo”.
La grotta del monte
pellegrino e la nostra “Santuzza” avevano lasciato nell’animo del
grande poeta non cattolico e scettico un segno indelebile.
Anche Beatrice di Savoia si
recò come pellegrina alla grotta di Santa Rosalia.
E la moglie di Ferdinando I,
Re delle due Sicilie, la onorò recandosi dapprima nella Cattedrale
di Palermo a venerare le sue spoglie, e poi alla grotta sul monte
Pellegrino. Era il 19 giugno del 1834.
Nel corso degli anni la
devozione popolare è cresciuta ed oggi noi vogliamo valorizzarla
sempre più.
Sin dai primi secoli del
cristianesimo e fino al XII° secolo erano i vescovi del luogo a
giudicare degna di culto una persona che si era distinta per fede e
per virtù praticate in vita. Per tale circostanza veniva redatta una
“vita” (in lingua latina legenda) contenente i dati biografici del
servo di Dio e i miracoli.
Innocenzo III, papa dal 1198
al 1216 riservò al sommo pontefice il diritto di Canonizzazione dei
Santi.
Gregorio IX nel 1234 inserì
tale procedura fra le leggi della Chiesa di Roma. Per quanto
riguarda la nostra “Santa” l’antica “vita” è stata perduta, ma sono
rimasti due punti di riferimento: il ricordo annuale del giorno
della sua morte o “dies natalis” ed il luogo della sepoltura
“depositio” sulla quale o presso la quale era sorta la consuetudine
di erigere una chiesa o un altare.
Il culto della “Santuzza” è
iniziato ed ampiamente diffuso subito dopo la sua morte, con un
riferimento continuo al 4 settembre, cioè al “dies natalis”, ed al
luogo della sepoltura che fu la grotta sul monte Pellegrino.
Notizie
su Santa Rosalia
I dati cronologici della
vita di Santa Rosalia si possono racchiudere tra l’anno 1130 e il
1170 quando la maggior parte della popolazione di Palermo era di
origine normanna e di lingua e rito greci.
Una antichissima tradizione
vuole che Rosalia abbia lasciato in giovanissima età le comodità di
cui disponeva in famiglia per dedicarsi alla preghiera
contemplativa.
Durante il secolo XII in cui
visse Rosalia i re normanni costruiscono in Sicilia cattedrali,
tessono rapporti di amicizia e devozione con grandi religiosi (per
esempio Ruggero I con San Bruno fondatore dei certosini, Ruggero II
con San Bernardo di Chiaravalle) e sostengono la costruzione di
Chiese e Monasteri per cui si diffuse nell’isola il monachesimo
basiliano e benedettino sia maschile che femminile.
Ricordiamo a Palermo la
Cappella Palatina (1132-1140), la Chiesa di Santa Maria
dell’Ammiraglio, costruita nel 1143 dall’ammiraglio Giorgio di
Antiochia, poi denominata della Martorana, e San Giovanni degli
Eremiti (1142-1148) e poi il Duomo di Monreale (1174) e la
Cattedrale di Cefalù (1131)
Si pensa che santa Rosalia
sia nata attorno all’anno 1130 in un regio palazzo di Palermo
da una nobile famiglia.
Secondo le rivelazioni di
Suor Maria Roccaforte (1597-1648), monaca benedettina di Bivona, i
genitori sarebbero stati un certo duca Sinibaldi ed una certa nobile
Maria Viscardi.
Di sicuro sappiamo che
Rosalia ebbe una forte educazione religiosa.
Ottavio Caetani nel 1619
riporta la tradizione che:
“Rosalia
sia stata damigella d’onore della regina Margherita, figlia del re
di Navarra e moglie del re normanno Guglielmo I, il Malo (1120-1166)
e morta nel 1183, in
tal modo la giovane Rosalia vivendo a Palazzo dei Normanni avrebbe
sviluppato sentimenti nobili, comportamenti signorili e modi di vita
agiati”.
La scelta
di Rosalia
Sin dai primi secoli del
cristianesimo alcuni fedeli sceglievano di ritirarsi in luoghi
lontani dai centri abitati per donarsi totalmente a Cristo, vivendo
una vita eremita, fatta di preghiera e penitenza.
Non lontano da Palermo si
erge a picco sul mare il massiccio del Monte Pellegrino, ricco di
grotte e lungo i secoli ha offerto ospitalità a tante altre persone.
Rosalia ne scelse una per elevare ancor più il suo spirito
attraverso la preghiera solitaria.
Sin dai tempi antichi si
parla di un trasferimento di Rosalia nella zona di Bivona e
precisamente nell’eremo di Quisquina, dove, più tardi, è stata
costruita la chiesa di Santo Stefano di Quisquina.
Una iscrizione scolpita su
una roccia all’ingresso della grotta dice che:
“Rosalia,
figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e del monte delle Rose
per amore di Gesù Cristo decise di abitare in quella grotta”.
Una abbondante
documentazione attesta che nella cittadina di Bivona fin dal
1347-1348 esisteva una chiesa dedicata a Santa Rosalia. Questa santa
era venerata anche nelle altre chiese.
A Santo Stefano di Quisquina
c’è una tavola della Santa dipinta nel 1468, ed ogni anno gli
abitanti il 04 settembre si recano alla Quisquina.
La vita e
la morte della santa
Non sappiamo quanto tempo
abbia trascorso Rosalia nella solitudine del Monte Pellegrino. La
preghiera, la meditazione della Parola di Dio, la penitenza hanno
contraddistinto la sua vita di fede e di carità. La morte fisica
dovrebbe aver raggiunto Rosalia non oltre il 1160, mentre lei era
giunta ad eccelse vette dello spirito… una morte dolcissima, come si
deduce anche dalle ossa rintracciate tanto tempo dopo, nella grotta
del Monte Pellegrino, testimone muta dell’unione mistica di Rosalia
con il suo Signore, scrigno che accolse silenziosamente quel suo
corpo verginale che custodì per oltre cinquecento anni avvolgendolo
di materiale calcareo e di detriti di modo che sfuggì a tutte quelle
persone che negli anni successivi avevano cercato le sue spoglie.
Testimonianze di culto
La venerazione per la
vergine ed eremita Rosalia iniziò presto perché la notizia del suo
silenzioso ma glorioso passaggio al cielo si diffuse negli ambienti
religiosi e tra i fedeli. Risale al 1250 la pala dell’altare della
Chiesa della Martorana in cui è raffigurata Santa Rosalia in abito
monastico basiliano. Nella cattedrale di Palermo, viene eretto nel
1292 un altare in onore di Santa Rosalia, dotato di rendita
economica.
In un breviario del secolo
XIV, proveniente dalla Cappella Palatina al giorno 04 settembre
leggiamo: “(morte) di Santa Rosalia vergine, cittadina palermitana”
(Sanctae Rosoleae, virginis,
civis panormitanae).
Il nome della santa lo
troviamo tra le invocazioni della Congregazione dei Disciplinati
della Chiesa di San Michele degli Spagnoli di Palermo testo del 1343
(Sancta Rosalia, ora pro nobis).
Si tramanda di una doppia
apparizione della santa a due persone di Bivona, città colpita dalla
peste nel 1348.
Ad Agrigento c’era un
affresco medievale, nella chiesa campestre di S. Maria di Monserrato
dove Santa Rosalia appariva insieme a San Calogero.
Nella chiesa madre di S.
Stefano Quisquina si conserva una tavola risalente l’anno 1468 nella
quale la santa è raffigurata insieme alla Vergine con il Bambino.
La città di Palermo
sperimentò l’aiuto della “Santuzza” in due epidemie di peste, la
prima nel 1474, la seconda volta nel 1529. Dopo questo fatto
Antonello Crescenzio dipinse una tavola per la chiesa di S. Venera
in cui tra i protettori di Palermo è raffigurata Santa Rosalia
vestita con abiti monastici.
La peste
del 1624 ed il ritrovamento del suo corpo
Sin dal 1550, papa Giulio
III aveva autorizzato un gruppo di frati a dar vita ad una comunità
francescana sul monte Pellegrino, conducendo come Santa Rosalia una
vita eremitica. Uno di questi fu San Benedetto da San Fratello,
detto il Moro perché figlio di ex schiavi africani. Questi
precedentemente era stato nel romitorio di Santa Domenica, nel
territorio di Caronia, vicino a San Fratello e poi nel bosco della
Mancusa sopra le colline di Giardinello. Esiste ancora in quella
zona il fabbricato dove S. Benedetto visse e nella Chiesa Madre di
Giardinello oggi c’è una bellissima vetrata in suo onore.
Tutti coloro che avevano
cercato i resti mortali della “Santuzza” sino a questo momento non
avevano ottenuto il risultato favorevole.
Nel 1624 la città di Palermo
fu colpita dalla peste, come anche altre città quali Milano. Questo
flagello, il peggiore dei mali dell’epoca non conosceva ricchezza e
povertà, il contagio si diffondeva velocemente portando morte e
desolazione ovunque.
Le case degli infetti
venivano sbarrate e sorvegliate dai soldati. I lazzaretti costruiti
fuori dalla città non erano più sufficienti, mentre i carri dei
monatti trasportavano centinaia di corpi fino alle fosse comuni.
Lo stesso principe Emanuele
Filiberto di Savoia vicerè di Sicilia durante il regno di Filippo IV,
il Senato della città e il cardinale Giannettino Doria (1573-1642)
arcivescovo di Palermo fecero di tutto per scongiurare la
diffusione. Dinanzi allo sgomento, alle sofferenze, alla
disperazione il cardinale Doria prese l’iniziativa di fare una
processione penitenziale al Monte Pellegrino. Vennero cantate le
Litanie dei Santi, vennero invocate anche le protettrici della
città: Cristina, Ninfa, Agata e Oliva e poi aggiunsero anche
Rosalia.
Il 15 luglio 1624 nella
grotta del Monte Pellegrino venne ritrovato con stupore e commozione
il corpo della “Santuzza”.
I devoti, quattro monaci e
nove laici tra uomini e donne, dopo avere rotto l’ultimo blocco di
pietra, ebbero una straordinaria visione: il corpo della vergine era
pietrificato ed diventato un tutt’uno con una roccia senza aperture,
intatta da ogni parte e sigillata come un guscio chiuso.
Informate le autorità
religiose si diede seguito nel prelevare dapprima la testa e poi il
corpo.
La peste che aveva messo in
ginocchio la città cessò e tutti attribuirono alla santa ritrovata
questo prodigio.
Il 27 luglio del 1624 il
Senato della città propose di proclamare Santa Rosalia come patrona
principale della città di Palermo. Il 4 settembre, giorno della sua
nascita al cielo, fu fatta una processione in suo onore.
Il riconoscimento ufficiale
delle ossa si ebbe il 22 febbraio 1625 da parte della commissione
mista di teologi e di medici.
La peste scomparve
definitivamente il 15 luglio 1625, un anno esatto dopo il
rinvenimento del suo corpo.
Da quell’anno, la città di
Palermo a metà luglio tributa alla “Santuzza” grandi celebrazioni
liturgiche, accompagnati da manifestazioni folcloristiche.
I grandi viaggiatori
stranieri li hanno descritto come “pomposi, unici nel loro genere”.
Dopo il ritrovamento delle
sue ossa nella grotta del Monte Pellegrino e raccolti tutti gli atti
e i documenti il Cardinale di Palermo li inviò al Sommo Pontefice
Urbano VIII
Nel martirologio, venne
inserito il nome di Santa Rosalia al 15 luglio con queste parole:
“A Palermo
ritrovamento del corpo di Santa Rosalia Vergine palermitana, che
liberò
la Sicilia
dalla peste nell’anno del giubileo (1625)”.
Al 4 settembre invece nel
martirologio leggiamo:
“A Palermo
la nascita al cielo di Santa Rosalia, discendente dal sangue reale
di Carlo Magno, che per amore di Cristo abbandonò il paterno
principato e la reggia e condusse una vita angelica, eremitica sui
monti e nelle grotte”
Urna
Argentea di Santa Rosalia
Il corpo di Santa Rosalia è
conservato dentro una ricca urna d’argento custodita nella navata
laterale della Cattedrale di Palermo. L’urna è sormontata da
un’effige di Santa Rosalia in abiti di monaca basiliana, con la
croce patriarcale nella mano sinistra e la corona di rose sul capo,
mentre schiaccia un drago simbolo della peste e di tutti i mali.
Nella parte inferiore vi sono alcuni quadri che illustrano la vita
della Santa. L’opera è un capolavoro d’oreficeria barocca realizzata
tra il 1631 e 1637 su un progetto dell’Architetto Mariano Smeriglio,
il reliquiario custodisce non solo il corpo della Santa ma anche la
sua prima biografia ed un manoscritto con la firma autografa del
Cardinale Giannettino Doria, Arcivescovo di Palermo.
L’iconografia – Immagini e simboli
Pittori, scultori, orafi ed
artigiani lungo i secoli hanno raffigurato Santa Rosalia sia con
ricche vesti, come riferimento alle sue nobili origini, sia con il
saio penitenziale, per evidenziare la sua vita di romita.
Alcune opere la raffigurano
vestita con abiti basiliani con un cappuccio nero, un saio stretto,
un manto rosso ed una croce doppia dorata in una mano.
Altri vestita con gli abiti
benedettini.
Gli elementi ricorrenti
sono:
Corona di Rose
Richiamo al suo nome ed alla corona del Santo Rosario
Gigli
Segno della sua verginità e purezza.
Crocifisso
Segno della scelta sponsale con Cristo.
Libro
Richiamo alla Sacra Bibbia.
Conchiglia
Segno ornamentale della sua veste da pellegrina.
Bastone
Segno del suo viaggio mistico verso Dio.
Teschio
Simbolo della morte. Distacco dalla vita terrena per l’approdo a
Dio.
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