

'Tano seduto' e' morto quattro anni fa, ma la giustizia e' inesorabile. Lo Stato per la seconda volta confisca l'immenso tesoro di Tano Badalamenti, il boss di Cinisi condannato nel 2002 all'ergastolo per l'uccisione di Peppino Impastato (l'unica condanna di rilievo rimediata in Italia), detenuto negli Usa dal 1984 e deceduto il 29 aprile 2004 nel carcere di Fairton, mentre stava scontando 44 anni di carcere per la 'Pizza connection'.
La Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Renato Grillo, ha infatti confermato la decisione presa nel luglio dell'anno scorso dalla Sezione di misure di prevenzione del Tribunale. Non esiste una stima ufficiale, ma si tratta di un patrimonio del valore di circa 100 milioni di euro, tra fondi rustici compresi tra Cinisi, Montelepre e Carini, centinaia di ettari di terreni, appartamenti a Palermo e in provincia, compresa la casa dei "cento passi", in via Umberto I 183, a Cinisi, dove ha ancora la residenza Teresa Vitale, vedova del capomafia; societa' come la Berna, la Investimenti spa, la Capocabana, in parte intestati alla vedova dell'ex triumviro della vecchia mafia (con Luciano Liggio e Stefano Bontade), e ai figli Leonardo e Vito.
Gli eredi hanno tentato fino all'ultimo di trattenere il l'ingente lascito che, secondo la difesa, era stato acquisito da Badalamenti grazie al suo "legittimo e onesto lavoro". Nell'elenco dei beni confiscati, rispetto alla precedente decisione, manca solo un terreno di 76 ettari di contrada Dainasturi, nel territorio tra Carini e Cinisi, ritenuto di provenienza lecita. Ma la restituzione agli eredi e' solo formale per effetto della confisca disposta l'estate scorsa dal Tribunale. (AGI)