
"So che la sentenza è gravissima.Per questo motivo sento una grande confusione, devo decidere se è più giusto ascoltare le proteste delle piazza, a volte strumentali, o dare retta ai siciliani che mi dicono di restare" Sono le parole del governatore Cuffaro durante il dibattito prima del voto sulla sfiducia presentata dai partiti di opposizione, dall'esito scontato. E' un Cuffaro confuso quello che ha parlato ieri mattina davanti all'Assemblea Regionale Siciliana. Da più parti, dalla società civile, dal mondo politico, da quello sindacale vengono chieste le sue dimissioni.
Il ministro Antonio Di Pietro aveva scritto qualche giorno prima della crisi di governo una lettera all'ormai ex premier Romano Prodi per chiedere la sospensione del governatore: "Come Ti è noto, il 18 gennaio scorso il Tribunale di Palermo ha pronunciato sentenza di condanna per favoreggiamento e rivelazione di segreto nei confronti del Presidente della Regione siciliana. (...) "Come è noto, il percorso istituzionale prevede che il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Ministro per gli affari regionali e il Ministro dell’interno, adotta il provvedimento che accerta la sospensione." (...) "Ritengo che il Governo non possa rimanere inerte rispetto alla vicenda in questione e che sia indispensabile l’adozione di misure concrete, in conformità a quanto previsto dall’ordinamento, volte ad assicurare il primato della legge ed il pieno rispetto del principio di legalità, restituendo, in tal modo, credibilità ed autorevolezza alle istituzioni dello Stato..." Ma Prodi in quel momento avevo altro a cui pensare e la richiesta è rimasta solamente un pezzo di carta.
A chiedere le dimissioni anche il presidente di Confidustria, Luca Cordero di Montezemolo "un esempio delle due facce di questo paese. Da una parte ci siamo noi che lottiamo contro il pizzo. Dall'altra c'è uno come lui che è stato condannato ma resta al suo posto". Tante le richieste di dimissioni, ma anche tante parole di solidarietà verso il governatore siciliano che ha incassato la fiducia del centro destra nazionale.
Intanto la città di Palermo è invasa da striscioni e manifesti contro Cuffaro e i palermitani non sembrano mostrare tanto interesse verso la vicenda, molti dicono che Cuffaro deve restare al suo posto. E domani pomeriggio alle 16 in piazza Politeama si terrà un sit-in di protesta per chiedere le dimissioni di Totò Cuffaro, una manifestazione organizzata dalla società civile ma anche da politici e sindacalisti. Nel frattempo Totò Cuffaro riflette sul da farsi.
Credo che, in questo clima così teso, alle luce delle ultime vicende che hanno messo quel che resta di cosa nostra in ginocchio e di fronte a una crescente denuncia di commercianti che si ribellano al pizzo, sarebbe meglio che Cuffaro lasci il suo posto di presidente della Regione e si inizi così a scrivere davvero una nuova pagina di storia per la Sicilia. Una Sicilia rappresentata da un governatore senza macchia, una Sicilia che si ribella e che vuole cambiare, una Sicilia protagonista a livello nazionale e internazionale, una nuova Sicilia da raccontare, diversa da quella de "Il capo dei capi" e de "L'ultimo padrino. Il cambiamento è gia stato avviato, tanta gente denuncia il pizzo ma bisogna coinvolgere tutti. Tutti possiamo fare qualcosa per migliorare l'immagine della nostra terra ma bisogna che si inizi a diffondere la cultura dell'antimafia dal basso, nelle scuole, nelle parrocchie, con i giovani. Se ne parla poco, forse per rassegnazione, ma oggi più che mai abbiamo davanti una grande possibilità che non possiamo lasciarci scappare.