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Duro colpo ai vertici di cosa nostra, arrestati i Lo Piccolo a Giardinello
Di Francesco Previti (del 05/11/2007 @ 15:28:52, in Notizie, linkato 418 volte)

Arrestati i boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Padre e figlio sono finiti in manette in una villetta a Giardinello, tra Montelepre e Partinico, nel palermitano. Salvatore Lo Piccolo, latitante dal 1983, era ritenuto al vertice di Cosa Nostra palermitana. Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano, infatti, avrebbe assunto il controllo dell'organizzazione criminale contendendo la leadership a Matteo Messina Denaro, boss latitante del trapanese. Con loro sono stati arrestati anche i latitanti Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. Il primo è reggente di Brancaccio il secondo di Carini. Tutti inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia. I quattro erano impegnati in una riunione fra boss. Le manette sono scattate anche per altri due favoreggiatori. La notizia è arrivata mentre a Palermo si celebra la 'Giornata della memoria' in ricordo di tutte le vittime della mafia. I Lo Piccolo sono stati arrestati in una villetta in cemento totalmente ammobiliate. Al contrario di Bernardo Provenzano, che viveva in un casolare immerso nelle campagne, i due boss erano in appartamenti veri e propri, anche se periferici, vicino al mare. E per le indagini è stato decisivo il contributo di un nuovo pentito, Francesco Franzese, che è stato il fiduciario del boss nella gestione delle estorsioni.

Franzese è stato arrestato lo scorso 2 agosto dagli uomini della Catturandi in una villetta alla periferia della città. Allora gli agenti credevano di arrivare con quel blitz a Lo Piccolo, invece trovarono Franzese, anche lui latitante, ma uomo di fiducia del padrino. Nella sua abitazione i poliziotti hanno trovato pizzini e indicazioni utili per ricostruire la cosca. Il blitz ha impegnato circa quaranta agenti della sezione Catturandi della squadra mobile, la stessa che ha messo le manette a Bernardo Provenzano. I poliziotti hanno fatto irruzione nella villetta dopo aver circondato la casa in cui si trovavano i quattro latitanti, che erano riuniti nel garage. Erano tutti armati. Gli agenti hanno pure sparato alcuni colpi di arma da fuoco. Durante le fasi concitate della cattura Sandro è uscito dalla casa in lacrime urlando più volte "ti amo papà". I due sono rimasti barricati per qualche minuto nella villetta. Nel covo sono stati trovati documenti, denaro e armi. In particolare in un borsone i poliziotti hanno trovato otto pistole. Tra queste: una è in dotazione alle forze di polizia, l'altra ha la matricola abrasa e una terza ha il silenziatore. Rinvenute anche numerose agende zeppe di appunti, soldi, e alcuni "pizzini" recuperati in bagno. Nella villetta c'è un cane meticcio di colore bianco di grossa taglia molto tranquillo. E' accucciato e guarda i poliziotti svolgere il loro lavoro. Il volto di Salvatore Lo Piccolo è differente da quello ricostruito dall'identikit che era stato effettuato durante le indagini su indicazione di alcuni collaboratori di giustizia. Il capomafia ha la barba incolta, veste casual, e indossa un giubbotto di pelle. Il figlio del boss, Sandro Lo Piccolo, ricercato da dieci anni, somiglia molto all'ultima foto di cui erano in possesso gli investigatori. Ha i capelli corti e il volto rasato. Lo Piccolo, 65 anni, detto "il Barone", era ricercato dal 1983. A catturarlo è stata la polizia, che lo ha individuato nella villa assieme al figlio Sandro, 32 anni, latitante da 9. A carico di Salvatore Lo Piccolo pendevano 8 ordinanze di custodia cautelare. Imprenditore edile, aveva cominciato la sua carriera di mafioso come guardaspalle e autista del 'padrino' di San Lorenzo, Rosario Riccobono, poi soppresso con il metodo della 'lupara bianca' durante la guerra di mafia degli anni '80. Il suo potere si era via via esteso, fino ad abbracciare una vasta parte della provincia occidentale di Palermo. Dopo l'arresto di Provenzano, la sua figura era ulteriormente emersa come il nuovo riferimento dei clan palermitani, anche in virtù delle alleanze negli Usa che il boss latitante aveva coltivato e rilanciato. Sandro Lo Piccolo, braccio destro del padre, era sfuggito alla cattura nel 1998 durante un blitz della polizia, che lo aveva intercettato nella borgata marinara di Mondello, nel cuore del suo 'regno', e da allora era ricercato. Anche gli altri due capimafia catturati nell'operazione, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, vengono indicati dagli investigatori come boss di prima grandezza. Adamo sarebbe il nuovo reggente del rione Brancaccio, tradizionale feudo di Cosa Nostra, mentre Pulizzi controllerebbe il paese di Carini. Il primo è un commerciante, Pulizzi è invece indicato come vivandiere e portaordini dei Lo Piccolo. Le indagini che hanno portato all'operazione che ha consentito l'arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, di Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, è stata condotta dai pm Nico Gozzo, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo. "Siamo tutti soddisfatti per l'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo", ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. "Dall'arresto dei due - ha detto il capo del pool antimafia - ci attendiamo la disarticolazione dell'apparato criminale sul territorio. I due grandi latitanti erano punto di riferimento dei capimafia che esercitavano il controllo sull'apparato economico. Adesso ci attendiamo una conseguenza positiva anche sul piano della possibilità della collaborazione dei cittadini". "E' un risultato straordinario che dimostra che questo non è un ufficio allo sbando e che il pool antimafia è pienamente operante - ha detto il pm palermitano Gaetano Paci -. Ovviamente - ha aggiunto - alla polizia di Stato va il merito di avere portato a compimento una brillante operazione". "Si tratta di un successo dello Stato, della legalità civile e di tutti i cittadini onesti". Il premier Romano Prodi, appresa la notizia, ha inviato al capo della polizia, Antonio Manganelli un messaggio di congratulazioni "per il brillante risultato conseguito nell'importante operazione che ha portato all'arresto di quattro esponenti di spicco della criminalità organizzata siciliana". "E' un risultato importante - ha sottolineato il ministro dell'Interno Giuliano Amato - perché dopo le operazioni che hanno portato all'arresto di Provenzano e poi dei suoi più stretti collaboratori, dimostriamo di riuscire a colpire ripetutamente i vertici di Cosa nostra. E nessuna organizzazione può sopravvivere a lungo ritrovandosi continuamente senza i propri vertici".

"Alle 9.20, il funzionario della Sezione Catturandi della squadra mobile, Nuccio Incognito, ci ha avvertiti che c'era del movimento attorno a quel casolare di Giardinello che tenevamo sotto controllo da due settimane nell'ambito delle ricerche di Salvatore e Sandro Lo Piccolo".
Il sostituto procuratore Gaetano Paci inizia così il racconto dei momenti più difficili: "Gli investigatori hanno chiamato un'altra volta. Era arrivata un'auto nella villa. Con due personaggi che facevano di tutto per muoversi con circospezione. Ma i poliziotti li avevano riconosciuti comunque. Erano Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, entrambi pericolosi latitanti, il primo di Brancaccio, il secono di Carini, ormai nuovi quadri dirigenti dell'organizzazione mafiosa".
In Procura, era già in corso un vertice con il procuratore Francesco Messineo. Attorno a un tavolo, a ragionare sul da farsi, c'erano Paci, i colleghi Domenico Gozzo e Francesco Del Bene, poi il procuratore aggiunto Alfredo Morvillo.

Alle 9.30 è scattato il blitz. "Sono stati momenti di grande trepidazione - racconta Gaetano Paci - abbiamo seguito ogni attimo dell'azione in diretta, dalla Procura. I ricercati si sono presto accorti di essere circondati. Hanno cercato rifugio in un magazzino. Si sono barricati dentro. Ma non avevano vie d'uscita. I poliziotti hanno sparato alcuni colpi in aria. Alla fine, dopo qualche interminabile minuto, i latitanti si sono arresi. Sono usciti con lo sguardo fiero. Sandro ha urlato: "Papà ti amo". Lo ha proprio urlato, perché tutti sentissero. Sandro Lo Piccolo, che ha trent'anni ed è già condannato all'ergastolo, era già un capo riconosciuto dell'organizzazione".

«Un plauso alla polizia di stato ed in particolare agli uomini della squadra Catturandi della Squadra Mobile di Palermo» è stato espresso dal governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. L'auspicio del presidente della Regione è che la cattura dei Lo Piccolo rappresenti un «colpo mortale definitivo a Cosa Nostra». «L'arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo e di Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, scovati durante un summit di mafia in un comune alle porte di Palermo, è un successo di cui tutti i siciliani sono fieri ed orgogliosi» ha detto Cuffaro.

«La cattura di Sandro e Salvatore Lo Piccolo sono il risultato del lavoro della Dda, nonostante le difficoltà di mezzi e risorse». Così Rita Borsellino, esponente dell'Unione e sorella del magistrato Paolo ucciso Da Cosa Nostra. «Dopo Provenzano e in attesa della cattura di Matteo Messina Denaro, l'arresto dei Lo Piccolo è un colpo importante alla criminalità mafiosa» ha dichiarato Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell'Idv, che ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro del capo della Polizia di Stato e alla Questura di Palermo.

 
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