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| L'ombra
neo fascista su Portella della Ginestra

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PALERMO - La strage di Portella della Ginestra non fu solo un affare di
mafia, di fronde anti-comuniste e lobby terriere che contrastavano le lotte
contadine, a muovere la mano del bandito Salvatore Giuliano, ritenuto
l'autore dell'eccidio, furono anche reduci fascisti, in particolare i
militanti della Decima Mas del principe Junio Valerio Borghese, spalleggiati
da servizi neo-nazisti in un estremo tentativo di riaffermare il blocco 'nero'. |
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A
delineare il nuovo scenario, in cui sarebbe maturata quella che viene definita
la prima strage di Stato, sono alcuni documenti inediti che escono fuori dagli
archivi Usa di College Park, nel Maryland, e raccolti dallo storico Giuseppe
Casarrubea che da anni si batte per la ricerca della verità sulla strage del
Primo maggio del 1947,

protagonista in passato di alcune querelle storiche
sulla vicenda.
Casarrubea è venuto in possesso di questi documenti lo scorso gennaio e li
consegnerà alla Procura di Palermo, dove nel dicembre del 2004 ha già depositato
un memoriale chiedendo la riapertura delle indagini. «Queste carte - sostiene lo
storico - ci consegnano uno scenario nuovo e convincente. Gli archivi Usa
confermano il coinvolgimento dei fascisti che fu denunciato, senza che nessuno
però ne desse troppa importanza, dalla famiglia mafiosa di Monreale al processo
di Viterbo». Tra il marzo e il maggio del 1945, il Servizio informazioni
militari (Sim) e il controspionaggio angloamericano scoprono una pericolosa rete
di «commandos» di Salò che, fin dall'estate del 1944, opera tra Napoli, Reggio
Calabria e la provincia di Palermo. E in Sicilia, a ricevere armi, denaro e
addestramento alla guerriglia, secondo i documenti inediti fu la banda di
Salvatore Giuliano che agiva a Montelepre.
Le indagini partono per caso. Alla fine di febbraio del 1945 una pattuglia
americana cattura sull'Appennino pistoiese due militi degli NP
(Nuotatori-Paracadutisti) della Decima Mas di Junio Valerio Borghese: Pasquale
Sidari e Giovanni Tarroni. I due confessano di aver trascorso vari mesi
nell'Italia liberata per organizzare l'eversione armata del fascismo della RSI
nelle regioni meridionali. Fanno nomi e cognomi, che permettono agli Alleati di
identificare nel giro di poche settimane una complessa rete di spionaggio e di
sabotaggio nazifascista. Sono decine gli arresti a Napoli e provincia. Qui
operano Gino Locatelli e Bartolo Gallitto (Decima Mas) ed i fascisti del
principe calabrese Pignatelli. Ma ben presto le indagini si estendono a Calabria
e Sicilia. A Partinico, in provincia di Palermo, dal luglio 1944 è attiva la
«filiale» siciliana di Borghese, composta da tre militi della Decima Mas al
comando di Dante Magistrelli.
Oltre
ad addestrare e ad equipaggiare la banda di Giuliano, Magistrelli si reca
regolarmente a Napoli e a Roma per ricevere ordini e denaro dai neofascisti
romani, a loro volta in contatto con i servizi segreti nazifascisti a Verona e a
Milano. In un rapporto del '45 del maggiore dei carabinieri Camillo Pecorella si
legge che «Dante Magistrelli ha ricevuto istruzioni per una missione da svolgere
nell'Italia liberata ed è da considerare un agente sabotatore al servizio del
nemico. Non vi è il minimo dubbio che il soggetto appartiene ad una
organizzazione di spionaggio e sabotaggio e che è stato reclutato tra i militi
della Decima Flottiglia Mas. In Sicilia, la banda Giuliano costituisce un
fattore di grave disturbo dell'ordine pubblico, nell'interesse dei servizi
segreti nazifascisti».
«Ho deciso di rivelare solo ora la scoperta - afferma Casarrubea - perchè siamo
alla vigilia del 58/0 anniversario della strage di Portella della Ginestra. Le
decine di nuove carte dei servizi segreti statunitensi, provenienti in gran
parte dagli scaffali desecretati dell'Office of Strategic Services, hanno un
eccezionale valore storico: ci permettono, ad esempio, di retrodatare all'estate
del 1944 i criminali contatti terroristici tra Salvatore Giuliano, i suoi
emissari e la Decima Mas di Borghese, con importanti implicazioni
storico-politiche che esporrò ampiamente in un nuovo libro».
29 Aprile
2005
fonte:
www.lasicilia.it
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