Il
partito unico dei trasformisti
Questa sinistra berlusconiana rinuncia
ai grandi ideali e affida la ricerca del consenso all'edonismo televisivo
Adesso Massimo D'Alema ci viene a dire che la guerra non è sempre ingiusta,
che ci sono le guerre giuste per la democrazia. E l'ex presidente della
Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha osservato: si vede che qualcuno pensa al
prossimo governo del centro-sinistra e al ministero degli Esteri. Cioè, si
vede che gli aspiranti al ministero degli Esteri ritengono che gli Stati
Uniti porrebbero un veto a un ministro contrario alla loro guerra nell'Iraq.
Cioè ancora uno che ha grandi aspirazioni politiche in Occidente deve sapere
che in Occidente governa l'impero americano le cui guerre sono sempre
giuste.
A volte, come nella Seconda guerra mondiale, c'è un nemico
della democrazia talmente feroce e barbaro che gli interessi economici e di
potere di chi lo combatte passano in secondo piano. Voglio dire che in
quella guerra gli interessi imperiali della Gran Bretagna e degli Stati
Uniti venivano dopo la sopravvivenza della libertà e della democrazia. Ma ci
sono guerre, come l'attuale in Iraq, in cui questa scala dei valori è molto
meno chiara, in cui la confusione fra gli interessi di potere e la difesa
della libertà sembrano piuttosto discutibili. La ripetuta affermazione di
George Bush che gli Stati Uniti sono in Iraq per farne una democrazia di
tipo occidentale e per ricostruirne l'economia è smentita ogni giorno dai
fatti: il governo filo americano è inviso a buona parte dei cittadini, le
sette religiose che se lo disputano si ispirano a una religione, l'Islam,
che difende principi e costumi antidemocratici. E il sistema economico e
politico dell'Occidente non è più una libera alleanza di nazioni, è un
impero in cui gli Stati Uniti sono primi inter pares come il caso Calipari
ha confermato.
La svolta dei riformisti italiani ha le sue buonissime
giustificazioni realistiche, machiavelliche, opportuniste, ma anche le sue
gigantesche contraddizioni ideologiche. Perché se è vero che per stare al
governo bisogna stare dalla parte del più forte, bisogna esercitare l'arte
del possibile, è anche vero che per stare dalla parte della democrazia,
bisogna stare dalla parte della giustizia e dei diritti umani. Dalla parte,
aggiungerei, delle buone speranze e magari delle buone illusioni. Ma che
sinistra è questa che nell'ora in cui le speranze ritornano e con essa le
buone illusioni, cioè tutto ciò per cui vale la pena fare politica,
partecipare alla vita pubblica, si rimette a far la cinica e la furba.
Svoltare dalla parte della guerra giusta. Oggi come oggi, cosa significa?
Significa accettare in sostanza la teoria dello spazio
vitale di nazista memoria, significa stare dalla parte dei più forti che lo
occupano e voltare le spalle ai più deboli che ne sono esclusi. A leggere le
disquisizioni dei nostri riformisti sembra di sentire echeggiare il peggior
Kissinger, lo statista nixoniano che fingeva di ignorare le stragi in
Indonesia e in Argentina per il bene superiore della democrazia. Ma questa
pretesa di coltivare la democrazia uccidendola, di difenderla con i metodi
delle dittature, di ricostruire l'Iraq radendone al suolo le città, di
arruolare dei morti di fame, per fingere che esista uno Stato democratico,
un governo democratico, dove porta?
Il consenso popolare quasi idolatrico che ha accompagnato
la nomina del nuovo papa, l'assenza di ogni distinguo laico, sembra
dimostrare che questa nuova sinistra berlusconiana rinuncia ai grandi
ideali, alle grandi speranze che per illusorie che siano son sempre meglio
del marciume in cui viviamo e affida la sua ricerca del consenso
all'edonismo del consumismo televisivo. Il partito unico di cui parla
Berlusconi esiste già: è il partito degli opportunisti e dei trasformisti.
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