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Perchè Sanremo è
Sanremo?
"Perchè Sanremo è Sanremo!" recita la sigla del festival... Trasformiamo
questa scontata affermazione in una interrogazione, e proviamo a dare una
risposta... Sanremo è Sanremo perchè le canzoni sono sempre le stesse da 55
anni, ovvero da quando il Festival è nato: potrebbero ricantare le stesse
canzoni di due anni fa, non se ne accorgerebbe nessuno! La canzone sanremese
deve rispettare questi ferrei canoni: non deve durare più di 4 minuti e
mezzo (non pretendo certo delle jam di mezz'ora alla Allman Brothers, ma un
pò più di elasticità...), deve avere la classica struttura
strofa-ritornello-strofa: inizio lento, magari col piano, ritornello a presa
rapida (per toglierlo dalla testa ci vogliono 20 sedute dallo psicanalista),
acuto, e fine malinconica uguale all'inizio. Un brano con queste
caratteristiche ha tutte le carte in regola per vincere, o quantomeno non
arrivare ultimo. Altra caratteristica: tutte le canzoni devono parlare
d'amore, ma come ne parlerebbe una ingenua quindicenne; solitamente la
storiella è questa: lei lascia lui, lui si pente del male che le ha fatto, e
solo adesso capisce quanto lei era importante, scuse, e finale a sorpresa
(almeno un pò di suspence...). Le eccezioni si verificano raramente, e con
esiti sconcertanti (a seconda dei punti di vista): Vasco Rossi è arrivato
ultimo e penultimo (con "Vado Al Massimo" e "Vita Spericolata"), reo di aver
lanciato alla platea moralista e incravattata messaggi subliminali a base di
vite spericolate; decisamente troppo per chi è cresciuto con "Non ho
l'età"... Poi, per quello che potremmo definire una sorta di contrappasso
dantesco, vincere Sanremo equivale quasi sempre a perderlo; infatti i
vincitori vendono pochissimi dischi, e in casi ancor più clamorosi vengono
dimenticati alla velocità della luce. Ricordate i Jalisse? (no, non è una
domanda retorica!), hanno vinto nel '97... Ricordate Zucchero? è arrivato
penultimo con "Donne", ma è uno dei pochi artisti italiani rispettato anche
all'estero. Tutto ciò a testimonianza del basso livello artistico della
manifestazione. E poi, la durata del Festival: non meno di tre ore e mezza!
Arriviamo persino a bramare la tanto odiata pubblicità, per riprenderci
dallo stato di trance! Tre ore e mezza per ascoltare una quindicina di
canzoni di 4 minuti ciascuna: basterebbe un'ora e mezza! E le altre due ore
abbondanti a cosa servono? Un'ora è dedicata ai superospiti stranieri:
generalmente dei papponi caduti in disgrazia che vengono in Italia a farsi
dare qualche migliaio di euro dagli organizzatori, e non sanno nemmeno che
le note musicali sono sette! L'altra ora è dedicata ai commenti dei critici
improvvisati, e ai cambi d'abito delle vallette: cambia più abiti una
valletta durante le cinque serate festivaliere, che Naomi Campbell durante
la Settimana della Moda di Parigi! Infine i telespettatori: il pubblico
abituale di Sanremo non conosce la differenza tra una chitarra e un basso; i
Beatles sono l'unica band straniera che abbia mai ascoltato, e li considera
perfino un pò troppo hard; è probabile che non possieda un telecomando,
quindi non cambia canale fino a quando un fulmine non colpisce l'antenna! E
tutto ciiò si ripete da 55 lunghi anni...
Giuseppe
Palazzolo @ stonefree68@libero.it
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