LIGABUE - Nome e Cognome
(2005)
L'attesa
per il nuovo disco di Ligabue era tanta, e il
maxi-concerto del Campovolo aveva contribuito a farla aumentare,
forse fin troppo; già il singolo anticipatore del disco, "Il
giorno dei giorni", aveva deluso un pò le attese e le speranze di un Ligabue
diverso dal passato. Che l'innovazione non fosse il forte di Ligabue era
chiaro da tempo, ma almeno le sue canzoni avevano un qualcosa di spontaneo
che le rendeva "fresche", lasciavano un segno sull'ascoltatore; invece qui
l'unico segno che rimane sono le lacrime degli sbadigli: le canzoni si
susseguono tutte uguali, non c'è nessun ritornello, nessuna nota che rimanga
impressa nella mente di chi ascolta, tutto scorre via velocemente senza
lasciare traccia alcuna. Nonostante la volontà di spostarsi verso territori
acustici e una maggiore cura degli arrangiamenti, il disco sa di "già
sentito", è privo di nerbo. Ligabue è bravissimo a cantare inni da stadio
davanti a folle oceaniche: quello è il modo in cui si esprime meglio; ma
quando smette i panni del rocker da arena per indossare quelli di folksinger,
risulta terribilmente patetico e poco credibile. L'album si apre con un'intro,
completamente inutile, che precede "Il giorno dei giorni", classica canzone
alla Ligabue da cantare a squarciagola, con un testo che sfiora l'insensato
(femmina come l'entrata/femmina come l'uscita). "L'amore conta" è di una
banalità imbarazzante, come del resto la conclusiva "Sono qui per l'amore":
insomma, la solita solfa! L'unico brano un pò meritevole, che non avrebbe
sfigurato su "Fuori come va?" (impresa tutt'altro che difficile), è "Le
donne lo sanno": per il resto noia assoluta. Naturalmente molti parleranno
di disco introspettivo, di maturità artistica e bla bla bla, io credo
semplicemente che arrivati a una certa età (Ligabue ha 45 anni suonati) sia
geneticamente impossibile fare rock 'n'roll! Sono anni che Ligabue non fa
altro che ripetere la stessa formula dal successo assicurato, ma ormai
logora; non sarà un male (nè una grossa perdita per il pubblico) se in
futuro deciderà di
dedicarsi di più al cinema o alla letteratura, dove peraltro ha
già riscosso buoni consensi: in campo musicale ormai ha detto
tutto.
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