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Tue February 15, 2005 12:14 PM GMT
MILANO (Reuters) - Dopo anni di polemiche,
la giornata di domani, 16 febbraio, segnerà una data storica per la tutela
dell'ambiente, con l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, il piano Onu
concordato nel 1997 per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica
ritenute da molti scienziati causa dei cambiamenti climatici.
Una svolta storica malgrado gli Stati Uniti
non abbiano aderito al Protocollo, come l'Australia che contesta il fatto
che non imponga limiti a paesi in via di sviluppo come India e Cina. E che
molti Paesi siano ben lontani dai promessi tagli alle emissioni programmati
entro il 2012.
CHE COS'E' - Il Protocollo è un patto
concordato dai governi nel 1997 alla conferenza Onu di Kyoto, Giappone.
Secondo l'Onu il Protocollo è stato sottoscritto da 141 Paesi.
L'OBIETTIVO - Scopo del Protocollo è quello
di ridurre i gas ritenuti responsabili dell'effetto serra emessi dai paesi
industrializzati del 5,2%, rispetto ai livelli del 1990, nel periodo
2008/2012, per contenere l'aumento della temperatura terrestre che molti
studiosi pensano causerà in futuro ulteriori fenomeni quali tempeste,
siccità e alluvioni e innalzamento del livello dei mari. I cambiamenti
climatici potrebbero devastare l'agricoltura e spazzare dalla Terra migliaia
di specie animali e vegetali.
I GAS EFFETTO SERRA - Ritenuti responsabili
dell'effetto serra sono gas che trattengono il calore nell'atmosfera
terrestre. Il principale è l'anidride carbonica (CO2), la maggior parte del
quale viene dalla combustione di combustibili fossili. Il Protocollo
comprende anche metano (CH4), proveniente in prevalenza da agricoltura e
discariche di rifiuti, protossido d'azoto (N2O), in prevalenza risultato
dell'uso di fertilizzanti. Sono compresi anche tre gas industriali usati in
varie applicazioni, come refrigeranti, conduttori di calore e isolanti, come
idrofluorocarburi (HFCs), perfluorocarburi (PFCs) ed esafluoro di zolfo
(SF6).
IL VALORE LEGALE - Kyoto avrà valore legale
per i Paesi aderenti a partire da domani 16 febbraio, dopo aver rispettato
due condizioni: aver ottenuto il sostengo di almeno 55 Paesi ed il sostegno
dei Paesi che producono almeno il 55% del totale delle emissioni di anidride
carbonica del mondo industrializzato, soglia superata nel novembre 2004
quando l'adesione della Russia ha portato il totale 61,6%. Gli Usa non vi
hanno aderito ritenendo troppo restrittivi i vincoli di Kyoto ed un errore
il fatto che ometta limiti ai Paesi in via di sviluppo.
COME FUNZIONERA' - Secondo l'accordo
raggiunto da ministri dell'Ambiente nel 2001 in Germania, che esclude
sanzioni finanziarie per i trasgressori, i Paesi che nel 2012 supereranno i
limiti fissati, dovranno in un secondo periodo, dal 2013, fare i tagli
previsti più un ulteriore 30%. Solo 39 Paesi hanno obiettivi fissati di
tagli nel periodo 2008-2012, secondo il principio che sono i Paesi più
ricchi a dover fare da traino. Ogni Paese ha negoziato obiettivi diversi,
con la Russia che punta a stabilizzarsi ai livelli del 1990 e l'Unione
Europea che punta ad una riduzione dell'8%.
Diversi Paesi sono molto lontani dagli
obbiettivi di Kyoto. Secondo il segretariato di Bonn della Unfccc
(Convenzione quadro Onu si cambiamenti climatici), le emissioni di Spagna e
Portogallo nel 2002 erano del 40,5% superiori ai livelli del 1990, mentre
quelle Usa sono superiori del 13,1%. Drasticamente ridotte invece le
emissioni dei Paesi dell'ex blocco sovietico, dopo il collasso delle
industrie dell'era sovietica, con la Russia che ha registrato un calo delle
emissioni del 38,5%.
COME METTERLO IN PRATICA - L'Unione Europea
ha avviato nel gennaio 2005 un nuovo mercato nell'ambito del quale circa
12.000 impianti industriali ed energetici dispongono di quote di anidride
carbonica. Se superano la quantità loro assegnata, possono acquistare altre
quote sul mercato o pagare multe in danaro; se rimangono al di sotto della
quota loro assegnata, possono venderne il resto. I prezzi nell'Ue sono
attualmente di circa 7,2 euro per tonnellata.
Il Protocollo prevede anche altri meccanismi
di "flessibilità", modi in cui i Paesi possono rispettare gli obbiettivi
fissati senza ridurre le emissioni sul loro territorio. Questi includono il
"meccanismo sviluppo pulito", in cui i Paesi industrializzati possono
guadagnare crediti rispetto ai loro obbiettivi sviluppando tecnologie
pulite, come l'energia solare, nei Paesi più poveri. |