Dovremmo
tirarvi i pomodori in faccia
Cari
capi dell'Unione vi state comportando come pecore matte e fate di tutto per
perdere la battaglia
Come può stare insieme, e combattere per la vittoria, un'alleanza di dieci
partiti capaci soltanto di mordersi e di graffiarsi? La risposta è
elementare: possono farcela se si affidano a un leader che li rappresenta
tutti, ma in grado di decidere da solo, di sciogliere i nodi con un colpo di
spada, di dettare le condizioni della battaglia.
È un principio eterno nella storia dell'uomo. Volete un esempio vicino nel
tempo? Nella guerra partigiana in Italia, a sopravvivere e a combattere
furono soltanto le formazioni guidate da comandanti di grande carisma, tanto
forti da soffocare le divisioni interne in nome dell'obiettivo da
raggiungere. È la natura a dettare questa regola. Persino le scimmie hanno
un capo branco.
Mi sembra una lezione sulla quale non ci piove. Invece, l'allegra compagnia
dell'Unione di centro-sinistra mostra ogni giorno di non averla mandata a
mente. Ce lo dice ciò che accade di continuo a quel sant'uomo di Romano
Prodi. Quando mi capita di raccontare le sue traversie a qualche amico che
non vive in Italia, lo vedo strabuzzare gli occhi orripilato. Ma oggi, a
inorridire sempre più spesso succede anche a me, che come cronista sguazzo
da decenni nella palude della politica italiana. E ho visto e raccontato
schifezze di ogni calibro e colore.
Vogliamo andare al nocciolo? Da tempo, l'Unione ha accettato come leader il
Professore di Bologna. C'era qualcuno più adatto di lui a fare il
candidato-premier? Forse sì, forse no. Sta di fatto che la scelta è caduta
su Prodi. E lui ha accettato. Per ambizione di carriera? Per diventare più
ricco di Silvio Berlusconi? Per bramosia di potere e di gloria? Ma non
facciamo ridere!
Pur avendo alle spalle il biennio tragico del 1996-1998, quello della
vittoria dell'Ulivo pugnalata alle spalle dagli amici degli amici, Prodi ha
scelto di tornare in battaglia spinto da una missione sentita come un dovere
morale, prima che politico: salvare l'Italia dal disastro economico e
sociale che potrebbe inghiottirla. Per il Prof sarebbe stato ben più comodo
vivere nel piccolo paradiso di Bologna. E magari fare lo strapagato
consulente di qualche multinazionale. Invece no: per guadagnarsi il
Paradiso, si è messo sulle spalle la croce di una nuova campagna elettorale.
A quel punto, i dieci partiti unionisti, dopo avergli detto di volerlo come
leader, hanno cominciato a pestarlo di brutto. Prima mettendo in dubbio la
sua candidatura a premier. E poi, via via, fingendo di dirgli di sì, ma
intendendo ni o no. L'ultimo esempio è quello del cosiddetto Proclama di
Creta. Che cosa ha chiesto Prodi, in quel messaggio? Soltanto tre cose.
Primo: se gli alleati hanno dei dubbi sulla sua leadership, si facciano le
maledette primarie. Secondo: alle elezioni del 2006 ci sia la lista della
Fed con il simbolo dell'Ulivo. Terzo: i parlamentari eletti dalla Fed
ulivista formino un gruppo unico alla Camera e al Senato.
Tre richieste del tutto normali. Come è persino banale che Prodi possa
scegliere una squadra di candidati per i collegi più sicuri e dica la sua su
tutte le altre candidature dell'Unione. Al suo posto, conoscendo da un pezzo
i polli del pollaio unionista, avrei preteso ben di più. Forse qualche
lettore ricorda un vecchio Bestiario che invocava un Dittatore Democratico
per il centro-sinistra.
Dopo il messaggio di Creta, i partiti dell'Unione, chi più e chi meno, hanno
ripreso a segare le gambe della sedia di Prodi. Posso dirla schietta? È uno
spettacolo che fa davvero schifo. Non parlo soltanto di Cicciobello Rutelli.
Il fatto che lui si astenga nel referendum di domenica, non mi fa né caldo
né freddo. Io voterò quattro sì. Ma non ho la pretesa di imporre a nessuno
il mio punto di vista. La pretesa del Bestiario è un'altra: che i dieci
compari dell'Unione, compresi Rutelli e i suoi margheriti, non si comportino
come quinte colonne di Berlusconi. Ossia che giochino per far vincere il
centro-destra, mentre dicono di volerlo sconfiggere.
Ma come? È dal 2001 che ci rompete i santissimi con il regime del Cavaliere,
un Mussolini redivivo, che ci ha tolto la libertà, che ci manderà tutti in
qualche lager di Mediaset. Se qualcuno osava mettere in dubbio quest'analisi
da esaltati, veniva subito processato per alto tradimento. E adesso che è
arrivato il momento di provarsi a battere Adolfo Benito Berlusca, vi
comportate da pecore matte e fate di tutto per perdere la battaglia. Per
gente come voi, i girotondi non bastano più. Dovremmo tirarvi i pomodori in
faccia. Magari con qualche sputacchio.
State attenti, capi dell'Unione. Vi state assumendo una responsabilità
terribile: far vincere per la terza volta una compagnia di incompetenti e di
pasticcioni, compreso qualche pazzoide leghista che vuole il ritorno della
lira. Quando il disastro sarà completo, non ci sarà neppure l'esilio sulla
Luna che vi salverà dalla resa dei conti con i vostri elettori. Ammesso che
ne abbiate conservati ancora.
di
Giampaolo Pansa
da
www.espressonline.it
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